Lezioni di Cinema
di Giovanni Veronesi

Come si fa a fare il cinema?

Come si fa a spiegarlo a teatro?

Come si fa a raccontarlo?

Quando proliferano scuole, insegnanti, discipline, seminari, istituzioni, cattedre specialistiche, manuali costosissimi e autarchici metodi fai da te, rubriche sui giornali, c’è spazio per una serata anticonvenzionale all’insegna del divertimento puro, delicato, crudele del tenero e spregiudicato regista pratese?

Come si fa a far divertire senza troppo riverire e a rimanere superficiali senza essere irriverenti?

Come si fa a spiegare la frase precedente?

Giovanni Veronesi, dal set, dalla scrittura per il cinema, da Nuti a Pieraccioni,  a teatro, ci prova a spiegare e a spiegarsi con la descrizione della sua passione per il racconto, con la partecipazione estemporanea di amici attori, di attrici, di registi affermati e di giovani di spirito e di anagrafe.

Filmati, chiacchiere e riflessioni tra la metafisica e il pettegolezzo, come accade alla nostra vita.

Non un monologo, non un dialogo, non un testo, ma un work in progress, uno spettacolo per il pubblico e a favore del pubblico: un divertimento per gli occhi, per le orecchie, per le papille gustative, per il naso e per le mani.

Per i 5 sensi e per i 7 peccati capitali. 

Se ci sono i peccati è giusto approntare una confessione.

Lo Zingarelli per “confessare” riporta 4 accezioni:

1) Dichiarare apertamente azioni, comportamenti considerati moralmente negativi.

(Se ne parla, eccome, il cinema è il comportamento moralmente negativo).

2) Rivelare segreti, problemi personali, intimi.

(Non si discute d’altro. Fiction o verità, vere menzogne?)

3) Professare una fede, una religione, una dottrina, un amore.

(IL Cinema, il Cinema, il Cinema e Il cinema)

4) Ascoltare i peccati del penitente.

(Il teatro)


Ecco lo spettacolo, in 4 punti, cardinali, ma laici.

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