Archivio

Una versione speciale che nasce dalla fortunata esperienza teatrale che ha visto Stefano Accorsi e Marco Baliani confrontarsi in maniera appassionata e ironica, sui palcoscenici dei maggiori teatri italiani, con le parole immortali dell’Ariosto.

Due sorelle zitelle, offese da una natura ingenerosa, trascorrono la propria esistenza in un continuo e scoppiettante scambio di accuse reciproche. È in una piccola storica merceria in un vicolo di Napoli, ormai circondata da empori cinesi e fast food mediorientali

Chi è pazzo? Chi è normale? Forse chi vive nella sua lucida follia riesce ancora a compiere atti eroici. Di più: forse ci vuole una qualche forma di follia, ancor più che il coraggio, per compiere atti eroici. La lucida follia è quella che ti permette di sospendere, per un eterno istante, il senso del limite

È possibile che un uomo da solo riesca a cambiare il mondo? Un uomo fatto come gli altri, con un corpo uguale agli altri, le cui giornate sono costituite da un numero di ore che è lo stesso di quelle degli altri. Cosa lo rende capace di cambiare il corso della storia, di intervenire sul fluire degli eventi modificandoli?

È possibile che un uomo da solo riesca a cambiare il mondo? Un uomo fatto come gli altri, con un corpo uguale agli altri, le cui giornate sono costituite da un numero di ore che è lo stesso di quelle degli altri. Cosa lo rende capace di cambiare il corso della storia, di intervenire sul fluire degli eventi modificandoli?

Ferzan Ozpetek firma la sua prima regia teatrale mettendo in scena l’adattamento di uno dei suoi capolavori cinematografici MINE VAGANTI

Cinque tra i più famosi cantanti lirici del mondo sono convocati per un evento unico che ripercorre i più grandi classici dell’opera. Le premesse sono quelle per una serata gloriosa… o così sarebbe dovuto essere.

Vertigine e disagio accompagnano il lettore di Delitto e Castigo. La vertigine di essere finiti dentro l’ossessione di una voce che individua nell’omicidio la propria e unica affermazione di esistenza. E quindi il delitto come specchio del proprio limite

A grande richiesta “Penso che un sogno così…” torna ad emozionare il pubblico nei più importanti teatri d’Italia! “Uno spettacolo che piega il pubblico al suo desiderio, ridere, piangere, sognare”. Salgo a bordo del deltaplano delle canzoni di Domenico Modugno.

Davanti a un capolavoro del cinema muto si resta ammaliati dal rigore delle immagini e dalla capacità del cinema puro di investigare gli sguardi e le azioni. Questa pellicola in particolare è estremamente teatrale per l’intreccio e per la claustrofobia che riesce a creare sempre rimanendo al chiuso di quattro pareti.

Una versione speciale che nasce dalla fortunata esperienza teatrale che ha visto Stefano Accorsi e Marco Baliani confrontarsi in maniera appassionata e ironica, sui palcoscenici dei maggiori teatri italiani, con le parole immortali dell’Ariosto.

Due sorelle zitelle, offese da una natura ingenerosa, trascorrono la propria esistenza in un continuo e scoppiettante scambio di accuse reciproche. È in una piccola storica merceria in un vicolo di Napoli, ormai circondata da empori cinesi e fast food mediorientali

Chi è pazzo? Chi è normale? Forse chi vive nella sua lucida follia riesce ancora a compiere atti eroici. Di più: forse ci vuole una qualche forma di follia, ancor più che il coraggio, per compiere atti eroici. La lucida follia è quella che ti permette di sospendere, per un eterno istante, il senso del limite

È possibile che un uomo da solo riesca a cambiare il mondo? Un uomo fatto come gli altri, con un corpo uguale agli altri, le cui giornate sono costituite da un numero di ore che è lo stesso di quelle degli altri. Cosa lo rende capace di cambiare il corso della storia, di intervenire sul fluire degli eventi modificandoli?

Dracula è prima di tutto un viaggio notturno verso l’ignoto. Non solo un viaggio tra lupi che ululano, grandi banchi di foschia e croci ai bordi delle strade. Ma è anche un viaggio interiore che è costretto ad intraprendere il giovane procuratore londinese Jonathan Harker, incaricato di recarsi in Transilvania per curare l’acquisto di un appartamento a Londra effettuato da un nobile del luogo.

Lo spettacolo si intitola “A Ruota Libera” proprio perché è una “chiacchierata musicale” sulla vita, sul cinema, sullo spettacolo e sui mille aneddoti vissuti in quel sottile “confine artistico” che divide la vita e l’arte, realtà e finzione di ogni artista.

Vertigine e disagio accompagnano il lettore di Delitto e Castigo. La vertigine di essere finiti dentro l’ossessione di una voce che individua nell’omicidio la propria e unica affermazione di esistenza. E quindi il delitto come specchio del proprio limite

Davanti a un capolavoro del cinema muto si resta ammaliati dal rigore delle immagini e dalla capacità del cinema puro di investigare gli sguardi e le azioni. Questa pellicola in particolare è estremamente teatrale per l’intreccio e per la claustrofobia che riesce a creare sempre rimanendo al chiuso di quattro pareti.

Una versione speciale che nasce dalla fortunata esperienza teatrale che ha visto Stefano Accorsi e Marco Baliani confrontarsi in maniera appassionata e ironica, sui palcoscenici dei maggiori teatri italiani, con le parole immortali dell’Ariosto.

Lo spettacolo si intitola “A Ruota Libera” proprio perché è una “chiacchierata musicale” sulla vita, sul cinema, sullo spettacolo e sui mille aneddoti vissuti in quel sottile “confine artistico” che divide la vita e l’arte, realtà e finzione di ogni artista.

In un Paese dove se fai un incidente con qualcuno, a parità di torto o di ragione, quello è già un tuo nemico, Qui e Ora racconta lo scontro tra due individui sopravvissuti a un incidente in scooter, alla periferia estrema di una grande città, nella sfiduciata attesa dei soccorsi, che infatti non arrivano.

Humor nero, intrighi, crimini, infatuazioni, la commedia di Edoardo Erba, disegnando il sorprendente profilo di Mira, traccia con surreale leggerezza un inedito ritratto dell’Italia di oggi, un Paese amorale, spinto dal desiderio di liberarsi, una volta per tutte, del proprio passato, ingombrante e ambiguo, e ricominciare daccapo.

In una villa immersa nei ricordi, due sorelle rivivono un passato glorioso ormai svanito. Sullo sfondo delle loro esistenze c’è un terribile incidente che si è portato via il padre e il loro futuro. Pur assente dalla commedia la figura del padre è sempre presente nella quotidianità, specialmente per Regina che aveva con lui un rapporto morboso e privilegiato.

Sulla scena è parcheggiato un carro-furgone, “casa” e teatro viaggiante della compagnia che si appresta a mettere in scena l’opera. La modularità del carro, favorirà la messa in scena di sette novelle del Decamerone, permettendo di volta in volta la creazione degli spazi e delle suggestioni necessarie alle storie che si vanno a narrare.
Una grande passione anima la compagnia, ma non altrettanto grandi sono le loro risorse materiali, si alterneranno quindi in un susseguirsi di ruoli e vicende, forti della loro arte teatrale.

Lo spettacolo si intitola “A Ruota Libera” proprio perché è una “chiacchierata musicale” sulla vita, sul cinema, sullo spettacolo e sui mille aneddoti vissuti in quel sottile “confine artistico” che divide la vita e l’arte, realtà e finzione di ogni artista.

In un Paese dove se fai un incidente con qualcuno, a parità di torto o di ragione, quello è già un tuo nemico, Qui e Ora racconta lo scontro tra due individui sopravvissuti a un incidente in scooter, alla periferia estrema di una grande città, nella sfiduciata attesa dei soccorsi, che infatti non arrivano.

Humor nero, intrighi, crimini, infatuazioni, la commedia di Edoardo Erba, disegnando il sorprendente profilo di Mira, traccia con surreale leggerezza un inedito ritratto dell’Italia di oggi, un Paese amorale, spinto dal desiderio di liberarsi, una volta per tutte, del proprio passato, ingombrante e ambiguo, e ricominciare daccapo.

Continua il viaggio di Rocco Papaleo ed i suoi fidati compagni di viaggi attraverso il teatro canzone. Si parte per un’avventura ai confini del mondo. Il viaggio e la scoperta saranno parte integrante della poetica di Papaleo, ma questa volta sarà un viaggio più esotico. Rocco Papaleo conferma la volontà di creare un teatro “a portata di mano”, con il solo desiderio, a ben vedere, di stringerne altre.

Stefano Accorsi e Marco Baliani, di nuovo insieme a giocare con i versi dell’Ariosto, una produzione Nuovo Teatro.
Attore, regista e drammaturgo, Marco Baliani ha trasformato i 38.746 versi dell’Orlando Furioso e le donne, i cavalier, l’arme, gli amori nello spettacolo Giocando con Orlando, un’inedita ballata in ariostesche rime e una singolar tenzone per il palcoscenico da condursi corpo a corpo, rima dopo rima con Stefano Accorsi.

Migliore è la storia comica e terribile di Alfredo Beaumont, un uomo normale che in seguito a un incidente (di cui è causa, di cui sente la responsabilità e per cui sarà assolto) entra in una crisi profonda e diventa un uomo cattivo.

Per farvi un’idea di questo spettacolo immaginate per un attimo di non essere seduti tra le file di una platea a teatro, ma nello scompartimento di un treno. Un treno un po’ spericolato perché a guidarlo è un attore ma anche un regista: un tizio magrino, il profilo puntuto, Sergio Rubini.

Certo, una coppia borghese può essere teatrino di tutti i vizi borghesi: ostentazione di ricchezze, rapporti utilitaristici, rivendicazione dei diritti di figli avuti da matrimoni precedenti, patrimoni da spartire, lettere di avvocati, conti in banca, minacce, testamenti, risarcimenti, crisi di panico e via discorrendo. Per non parlare delle menzogne, i sotterfugi, i tradimenti e tutte le complicazioni che ne conseguono.

A grande richiesta “Penso che un sogno così…” torna ad emozionare il pubblico nei più importanti teatri d’Italia! “Uno spettacolo che piega il pubblico al suo desiderio, ridere, piangere, sognare”. Salgo a bordo del deltaplano delle canzoni di Domenico Modugno.

Per farvi un’idea di questo spettacolo immaginate per un attimo di non essere seduti tra le file di una platea a teatro, ma nello scompartimento di un treno. Un treno un po’ spericolato perché a guidarlo è un attore ma anche un regista: un tizio magrino, il profilo puntuto, Sergio Rubini.

Sulla scena è parcheggiato un carro-furgone, “casa” e teatro viaggiante della compagnia che si appresta a mettere in scena l’opera. La modularità del carro, favorirà la messa in scena di sette novelle del Decamerone, permettendo di volta in volta la creazione degli spazi e delle suggestioni necessarie alle storie che si vanno a narrare.
Una grande passione anima la compagnia, ma non altrettanto grandi sono le loro risorse materiali, si alterneranno quindi in un susseguirsi di ruoli e vicende, forti della loro arte teatrale.

Continua il viaggio di Rocco Papaleo ed i suoi fidati compagni di viaggi attraverso il teatro canzone. Si parte per un’avventura ai confini del mondo. Il viaggio e la scoperta saranno parte integrante della poetica di Papaleo, ma questa volta sarà un viaggio più esotico. Rocco Papaleo conferma la volontà di creare un teatro “a portata di mano”, con il solo desiderio, a ben vedere, di stringerne altre.

Certo, una coppia borghese può essere teatrino di tutti i vizi borghesi: ostentazione di ricchezze, rapporti utilitaristici, rivendicazione dei diritti di figli avuti da matrimoni precedenti, patrimoni da spartire, lettere di avvocati, conti in banca, minacce, testamenti, risarcimenti, crisi di panico e via discorrendo. Per non parlare delle menzogne, i sotterfugi, i tradimenti e tutte le complicazioni che ne conseguono.

Un esperimento di teatro canzone che dura da sei anni e tutt’oggi continua ad essere un esperimento. Uno spettacolo diverso ogni sera con più di quattrocentocinquanta repliche sulle spalle, un diario da sfogliare a caso che raccoglie pensieri di giorni differenti.

A grande richiesta “Penso che un sogno così…” torna ad emozionare il pubblico nei più importanti teatri d’Italia! “Uno spettacolo che piega il pubblico al suo desiderio, ridere, piangere, sognare”. Salgo a bordo del deltaplano delle canzoni di Domenico Modugno.

Un esperimento di teatro canzone che dura da sei anni e tutt’oggi continua ad essere un esperimento. Uno spettacolo diverso ogni sera con più di quattrocentocinquanta repliche sulle spalle, un diario da sfogliare a caso che raccoglie pensieri di giorni differenti.

Sulla scena è parcheggiato un carro-furgone, “casa” e teatro viaggiante della compagnia che si appresta a mettere in scena l’opera. La modularità del carro, favorirà la messa in scena di sette novelle del Decamerone, permettendo di volta in volta la creazione degli spazi e delle suggestioni necessarie alle storie che si vanno a narrare.
Una grande passione anima la compagnia, ma non altrettanto grandi sono le loro risorse materiali, si alterneranno quindi in un susseguirsi di ruoli e vicende, forti della loro arte teatrale.

A grande richiesta “Penso che un sogno così…” torna ad emozionare il pubblico nei più importanti teatri d’Italia! “Uno spettacolo che piega il pubblico al suo desiderio, ridere, piangere, sognare”. Salgo a bordo del deltaplano delle canzoni di Domenico Modugno.

Stefano Accorsi e Marco Baliani, di nuovo insieme a giocare con i versi dell’Ariosto, una produzione Nuovo Teatro.
Attore, regista e drammaturgo, Marco Baliani ha trasformato i 38.746 versi dell’Orlando Furioso e le donne, i cavalier, l’arme, gli amori nello spettacolo Giocando con Orlando, un’inedita ballata in ariostesche rime e una singolar tenzone per il palcoscenico da condursi corpo a corpo, rima dopo rima con Stefano Accorsi.

Un esperimento di teatro canzone che dura da sei anni e tutt’oggi continua ad essere un esperimento. Uno spettacolo diverso ogni sera con più di quattrocentocinquanta repliche sulle spalle, un diario da sfogliare a caso che raccoglie pensieri di giorni differenti.

Trasferire l’Orlando Furioso in una presenza teatrale è impresa degna di cavalieri erranti, anzi narranti Stefano Accorsi veste i panni di un simile cavaliere e si cimenta con l’opera ariostesca cavalcando il tema oneroso dell’amore e delle sue declinazioni, amore perso sfortunato vincente doloroso sofferente sacrificale gioioso e di certo anche furioso.

Gli ultimi giorni di una donna eccezionale, Elisabetta I d’Inghilterra, la sua agonia richiama fantasmi e momenti privati. Una donna, una regina, un’isola e il suo popolo amante. Dignità e disperazione, humor sagace. Un viaggio doloroso nel silenzio affollato di un’anima caparbia e delicata al tempo.

Martin Crimp è considerato uno dei più interessanti drammaturghi contemporanei, con grande controllo e intelligenza teatrale offre una visione critica della società postmoderna geniale e convincente.

Un esperimento di teatro canzone che dura da sei anni e tutt’oggi continua ad essere un esperimento. Uno spettacolo diverso ogni sera con più di quattrocentocinquanta repliche sulle spalle, un diario da sfogliare a caso che raccoglie pensieri di giorni differenti.

Trasferire l’Orlando Furioso in una presenza teatrale è impresa degna di cavalieri erranti, anzi narranti Stefano Accorsi veste i panni di un simile cavaliere e si cimenta con l’opera ariostesca cavalcando il tema oneroso dell’amore e delle sue declinazioni, amore perso sfortunato vincente doloroso sofferente sacrificale gioioso e di certo anche furioso.

Yasmina Reza, nota commediografa e scrittrice francese, ha scritto questo testo nel 1994. Tradotto in 30 lingue, il libro ha vinto numerosissimi premi facendo il giro dei teatri di tutto il mondo.

Yasmina Reza, nota commediografa e scrittrice francese, ha scritto questo testo nel 1994. Tradotto in 30 lingue, il libro ha vinto numerosissimi premi facendo il giro dei teatri di tutto il mondo.

Chi è Michele Cozzolino? E perché quella che per lui doveva essere una giornata come tante diventa invece l’occasione di un inaspettato evento pubblico, con una platea che sembra sapere tutto della sua vita e lo interpella, lo incalza, lo biasima, si complimenta?

Véronique e Michel Houillé, genitori del piccolo Bruno, ricevono a casa Annette ed Alain Reille, genitori di Ferdinando che ha colpito al viso, con un bastone di bambù, il loro figlio in un giardinetto pubblico. Le due coppie hanno deciso di incontrarsi per regolare “l’affare’” con civiltà.

Ho pensato che riportare in teatro le parole di Leonardo Sciascia, oggi, avesse un senso. Avesse una ragione. Poetica e politica. Senza equivoci nel riferirsi dell’una all’altra, come sempre, in ogni tempo, ma ancor più oggi.

Uno spettacolo inedito, animato da due protagonisti d’eccezione – Alessandro Haber e Rocco Papaleo – e da un regista come Giovanni Veronesi, per la prima volta impegnato in ambito teatrale. L’incontro artistico tra due attori amatissimi da pubblico e critica, qui in veste di cantautori. Musica e parole per due straordinari interpreti italiani.

L’idea dello spettacolo nasce da un aneddoto reale.
Qualche anno fa, a Madrid, in una busta dell’immondizia fu trovato un fascicolo contenente domande di assunzione per una catena di supermercati.
Uno degli impiegati del dipartimento del personale vi aveva annotato le sue impressioni sui candidati: “straniero grasso”, “questa no, brutta e stracciona”, “grassoccia con brufoli”, “fuori di testa, padre alcolizzato”…

Uno spettacolo inedito, animato da due protagonisti d’eccezione – Alessandro Haber e Rocco Papaleo – e da un regista come Giovanni Veronesi, per la prima volta impegnato in ambito teatrale. L’incontro artistico tra due attori amatissimi da pubblico e critica, qui in veste di cantautori. Musica e parole per due straordinari interpreti italiani.

Pasquale Lojacono (interpretato da Silvio Orlando nel ruolo che fu di Eduardo De Filippo) è un poveraccio che si fa convincere ad andare ad abitare gratuitamente in una casa di diciotto camere, solo per sfatare le voci secondo le quali ci sono dei fantasmi. Il vero obiettivo di Pasquale è, però, quello di realizzare una pensione con cui guadagnare di che vivere. Egli arriva convinto poiché non crede ai fantasmi ma dopo i primi racconti di Raffaele, il portiere dello stabile, comincia a ricredersi.

Pasquale Lojacono (interpretato da Silvio Orlando nel ruolo che fu di Eduardo De Filippo) è un poveraccio che si fa convincere ad andare ad abitare gratuitamente in una casa di diciotto camere, solo per sfatare le voci secondo le quali ci sono dei fantasmi. Il vero obiettivo di Pasquale è, però, quello di realizzare una pensione con cui guadagnare di che vivere. Egli arriva convinto poiché non crede ai fantasmi ma dopo i primi racconti di Raffaele, il portiere dello stabile, comincia a ricredersi.

Pasquale Lojacono (interpretato da Silvio Orlando nel ruolo che fu di Eduardo De Filippo) è un poveraccio che si fa convincere ad andare ad abitare gratuitamente in una casa di diciotto camere, solo per sfatare le voci secondo le quali ci sono dei fantasmi. Il vero obiettivo di Pasquale è, però, quello di realizzare una pensione con cui guadagnare di che vivere. Egli arriva convinto poiché non crede ai fantasmi ma dopo i primi racconti di Raffaele, il portiere dello stabile, comincia a ricredersi.

La fragilità e la poesia del teatro, il gusto circense dell’esibizione e del “numero” in uno spettacolo che il “mago” Savary ha voluto “regalare” a sua figlia Nina, per raccontarle, usando i mezzi della scena, la sua straordinaria esperienza di artista. Una vita dedicata alla scena e raccontata –sulla scena – alla figlia, artista a sua volta. Jerôme Savary riscrive poeticamente il suo passato e crea uno spettacolo dal sapore circense, quasi felliniano, con la musica a fare da filo conduttore di un destino unico.

A conclusione del Progetto Eduardo, Luca De Filippo e Armando Pugliese propongono uno spettacolo che ripercorre i primi anni dell’attività teatrale di Eduardo De Filippo attraverso gli atti unici. Eduardo De Filippo esordì giovanissimo, come attore brillante, nella compagnia di Eduardo Scarpetta, assieme ai fratelli Titina e Peppino. Da figlio d’arte, nel senso proprio e antico delle compagnie di giro, quando inizia a scrivere per il teatro (l’atto unico Farmacia di turno è del 1920) già da sedici anni vive sul palcoscenico.

Più di una semplice commedia musicale, Irma La Dolce, opera di Alexandre Breffort, con le musiche di Marguerite Monnot e Raymond Legrand mette in scena l’amore tra un gendarme ed una prostituta di Parigi avvalendosi di un’orchestra dal vivo, di coreografie e di musiche che si fondono insieme per una storia davvero coinvolgente.

A conclusione del Progetto Eduardo, Luca De Filippo e Armando Pugliese propongono uno spettacolo che ripercorre i primi anni dell’attività teatrale di Eduardo De Filippo attraverso gli atti unici. Eduardo De Filippo esordì giovanissimo, come attore brillante, nella compagnia di Eduardo Scarpetta, assieme ai fratelli Titina e Peppino. Da figlio d’arte, nel senso proprio e antico delle compagnie di giro, quando inizia a scrivere per il teatro (l’atto unico Farmacia di turno è del 1920) già da sedici anni vive sul palcoscenico.

A conclusione del Progetto Eduardo, Luca De Filippo e Armando Pugliese propongono uno spettacolo che ripercorre i primi anni dell’attività teatrale di Eduardo De Filippo attraverso gli atti unici. Eduardo De Filippo esordì giovanissimo, come attore brillante, nella compagnia di Eduardo Scarpetta, assieme ai fratelli Titina e Peppino. Da figlio d’arte, nel senso proprio e antico delle compagnie di giro, quando inizia a scrivere per il teatro (l’atto unico Farmacia di turno è del 1920) già da sedici anni vive sul palcoscenico.

L’Avaro è un testo così universale quanto atemporale. Potrebbe essere adattato in una qualsiasi epoca visti i temi che tratta: l’avarizia, i rapporti padre-figli, la cattiveria, l’arbitrato, sono cose così presenti ai giorni nostri che in quei secoli.

L’Avaro è un testo così universale quanto atemporale. Potrebbe essere adattato in una qualsiasi epoca visti i temi che tratta: l’avarizia, i rapporti padre-figli, la cattiveria, l’arbitrato, sono cose così presenti ai giorni nostri che in quei secoli.

Il Varietà Viviani di Pasquale Scialò con versi, prosa e musica di Raffaele Viviani è uno spettacolo totalmente inedito, è un evento straordinario in cui assisteremo ad una immaginaria e rocambolesca giornata in un teatro di varietà degli anni Dieci/Venti.

Uno dei più grandi successi teatrali della Compagnia dei fratelli De Filippo furono i due atti unici scritti da Peppino: Don Raffaele il trombone e Cupido scherza e spazza che debuttarono per la prima volta al Kursaal di Napoli (poi cinema Filangieri) nel 1931, lo stesso anno in cui nacque il Teatro Umoristico I De Filippo.

Finalmente Arturo Brachetti affronta un testo classico, dove le sue abilità magico-trasformistiche vengono utilizzate in una storia antica e conosciuta ma forse non così vicina al suo mondo. Arturo, quindi, più attore che showman, affiancato da un cast di giovani interpreti eccezionali e diretto da un grande regista di tendenza quale Duccio Camerini

Scritto da Tom Stoppard nel 1997, L’invenzione dell’amore costituisce, al momento, il suo ultimo testo teatrale. Siamo ad Oxford nel 1936. Alfred E. Housman sta aspettando I’arrivo di Caronte che lo deve accompagnare in un ultimo lungo viaggio. Sui bordi dell’acqua si svolge quasi per intero una vicenda che oscilla fra narrazioni differenti e differenti piani temporali. Si tratta di un sogno del protagonista o del suo delirio preagonico?

Ahi, corpo crudele! è un curioso intreccio di casi psicosomatici. Attraverso un ventaglio di tre personaggi femminili, tutti affidati alla stessa attrice, vengono difatti raccontati gli imprevedibili sviluppi del conflitto che può scatenarsi tra un individuo, uomo o donna che sia, e i propri segreti più inconfessabili.

La trama di questo spettacolo fa pensare ad un film americano uscito nelle sale cinematografiche degli anni Cinquanta, intitolato “Bastano tre per fare una coppia”. Eh sì, perché i protagonisti di Né in cielo, né in terra si muovono all’interno di un triangolo amoroso davvero singolare.

Ahi, corpo crudele! è un curioso intreccio di casi psicosomatici. Attraverso un ventaglio di tre personaggi femminili, tutti affidati alla stessa attrice, vengono difatti raccontati gli imprevedibili sviluppi del conflitto che può scatenarsi tra un individuo, uomo o donna che sia, e i propri segreti più inconfessabili.

Giacomo, il prepotente, racconta, in tre atti, gli ultimi giorni di Giacomo Leopardi come spiati da altrettanti buchi della serratura. Ogni atto, infatti, è ambientato in una diversa camera da letto. Giuseppe Manfridi, scrittore di punta di una nostra new wave letterario-teatrale, è nel suo Giacomo, il prepotente che celebra in tre atti altrettante camere da letto leopardiane, a Torre del Greco, a Recanati e a Napoli con la regia di Piero Maccarinelli.

Uno sterrato ai piedi di una scarpata su cui passa un cavalcavia. Sul terriccio grumoso, che affaccia verso il campo, situato oltre i pilastri, solo due cubi di cemento abbandonati dagli operai che servirà da panchina di osservazione per le ragazze. In questa zona franca di questa terra di nessuno sin dalle prime ore dell’alba, affluiscono vari ragazzi e ragazze che, disertando la scuola, si sono dati lì appuntamento per una partitella di cui gli uni saranno protagonisti e le altre spettatrici.

Uno sterrato ai piedi di una scarpata su cui passa un cavalcavia. Sul terriccio grumoso, che affaccia verso il campo, situato oltre i pilastri, solo due cubi di cemento abbandonati dagli operai che servirà da panchina di osservazione per le ragazze. In questa zona franca di questa terra di nessuno sin dalle prime ore dell’alba, affluiscono vari ragazzi e ragazze che, disertando la scuola, si sono dati lì appuntamento per una partitella di cui gli uni saranno protagonisti e le altre spettatrici.

X