EDUARDO AL KURSAAL

progetto di LUCA DE FILIPPO e ARMANDO PUGLIESE

cinque atti unici di Eduardo De Filippo:

Sik-Sik, l’artefice magico
Requie a l’anema soja…
La voce del padrone
Quei figuri di 30 anni fa
Pericolosamente

con

SILVIO ORLANDO

ROCCO PAPALEO

CIRO CAPANO

CARLO DI MAIO

FABRIZIO LA MARCA

GEA MARTIRE

ANTONIO MILO

LELLO RADICE

MARIA LAURA RONDANINI

 

scene

ANDREA TADDEI

costumi

SILVIA POLIDORI

musiche

DINO SCUDERI

luci

GIACCIO TRABALZINI

musiche eseguite da

GIACOMO ZUMPANO

foto di scena

ORESTE LANZETTA

 

regia

ARMANDO PUGLIESE

A conclusione del Progetto Eduardo, Luca De Filippo e Armando Pugliese propongono uno spettacolo che ripercorre i primi anni dell’attività teatrale di Eduardo De Filippo attraverso gli atti unici. Eduardo De Filippo esordì giovanissimo, come attore brillante, nella compagnia di Eduardo Scarpetta, assieme ai fratelli Titina e Peppino. Da figlio d’arte, nel senso proprio e antico delle compagnie di giro, quando inizia a scrivere per il teatro (l’atto unico Farmacia di turno è del 1920) già da sedici anni vive sul palcoscenico. Separatisi per qualche anno, i fratelli si riunirono nel 1929 nella compagnia Molinari, per formare poi una loro compagnia, destinata a raccogliere numerosi successi nelle maggiori città italiane. Era l’inizio di dicembre del 1931, e i fratelli De Filippo, alla ricerca di una sempre più necessaria autonomia artistica, sottoscrivono un breve contratto di soli sette giorni con il Cinema Teatro Kursaal, “un locale frequentato dalla Napoli bene, abbastanza grande e pulito, di stile moderno e provvisto di un piccolo palcoscenico attrezzato alla meglio per spettacoli di prosa”. Il debutto avvenne il 25 dicembre con Natale in Casa Cupiello, e fu subito il successo: un successo di tali proporzioni da rendere necessaria la proroga del contratto, dapprima per due settimane, poi per alcuni mesi, fino al maggio del 1932. In pochissimo tempo, sostenuti unanimemente dalla critica teatrale napoletana, i De Filippo diventarono il punto di riferimento di tutti gli appassionati di teatro, tanto degli spettatori d’estrazione popolare che degli intellettuali e degli ambienti culturali napoletani. Il nuovo atto unico che ogni lunedì la compagnia, per contratto, doveva rappresentare ad ogni cambiamento di programma cinematografico, diventò un appuntamento attesissimo, per di più costituì la spinta a creare un repertorio, palestra per i grandi capolavori della maturità”.
da Eduardo De Filippo di Giovanni Antonucci

Trame degli atti unici
– Sik-Sik l’artefice magico (1929)
Sik-Sik, che suona molto vicino al “sicco” napoletano che vuol dire magro, già col proprio nome e le fattezze fisiche descrive la sua miseria. “è il tipo tradizionale dell’artista guitto povero, tormentato e … filosofo”. È un prestigiatore da strapazzo che per i suoi trucchi ha bisogno della moglie Giorgetta, incinta che “avrà come il marito una certa aria scoraggiata” e di un compare che deve fingersi spettatore. Il compare abituale non si presenta e Sik-Sik è costretto a ingaggiarne un altro…

– Requie all’anima soia (1932) 
Vincenzo, un poveraccio, si fa passare per il marchese Eleuterio Benincasa e accompagna turisti stranieri per Napoli, li porta poi al ristorante dove si fa offrire il pranzo. Si è organizzato così bene da poter sfamare anche moglie e figli che si presentano vestiti a lutto al ristorante e muovono a compassione i turisti che gli offrono il pranzo.

– Quei figuri di trent’anni fa (1929) 
Viene rappresentato il funzionamento di una bisca clandestina. Ancora una volta viene mostrato il genio napoletano, con le sue innumerevoli trovate. Tutto però fallisce per la stupidità del nuovo “palo”.

– Pericolosamente (1938)
Racconta come si possa domare una moglie bisbetica. Il marito per combattere il pessimo carattere della moglie le spara dei colpi di pistola a salve. La moglie diventa un agnello perché convinta di aver ricevuto la grazia dalla Madonna: il ravvedimento dura però poco e il marito si trova costretto a ripetere l’operazione sempre più spesso…

– La voce del padrone 
I tafferugli di una scalcagnata orchestra in sala d’incisione per registrare la canzone Adduormete cu’mme, con le cantanti che si accapigliano e il Maestro che litiga con i musicisti.

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