LA NOTTE DELLE LUCCIOLE

di Roberto Andò tratto da Leonardo Sciascia

 

con

MARCO BALIANI

e

COCO LEONARDI

 

in ordine alfabetico

Martorano Andrea

Nesi Umberto

Panico Felice

Pizzuti Armando

Vella Alexandre

 

scene e costumi

GIANNI CARLUCCIO

musiche

MARCO BETTA

drammaturgia e regia

ROBERTO ANDÒ

Note di regia

Ho pensato che riportare in teatro le parole di Leonardo Sciascia, oggi, avesse un senso. Avesse una ragione. Poetica e politica. Senza equivoci nel riferirsi dell’una all’altra, come sempre, in ogni tempo, ma ancor più oggi. Bisognerà infatti, io credo, ripartire dalla coscienza e da chi in nome della coscienza ha speso la propria vita per la libertà – per affermarne la sua dimensione più pura, quella che non accetta accomodamenti né baratti – perché l’Italia ritrovi i propri dei perduti. In questa veglia le sue parole e quelle di Pasolini (non c’è una sola parola che non appartenga a loro, se non due citazioni da Pirandello e da Canetti) trovano un loro, credo non arbitrario, congiungimento. Un congiungimento in cui entrambi adempiono al destino di rappresentare, nella scrittura, nell’essere testimoni del proprio tempo, “una razza che fa della propria mitezza un’arma che non perdona”. Entrambi, pronti, con la penna – come fosse una spada – all’azione, per provocare con la scrittura effetti concreti, per disarmare il potere. Ripercorrendo le loro esistenze esemplari, esemplarmente donate a quel mandato che li ha resi profeti – nella letteratura – di quella speciale dimensione civile che raramente ha trovato in Italia estimatori, ho immaginato, in una notte di veglia, Sciascia dialogare, a distanza, con Pasolini. Fraternamente, disperatamente. Sulla morte, contro la morte. La sua (di Pasolini), quella di Moro. Quella delle lucciole. Spesso si dice di Sciascia come di un illuminista. Io credo che sia sempre stato, e ancor più avvicinandosi alla morte – religiosamente – attratto dai misteri insondabili dell’esistenza e per questo non concedesse alibi alla ragione.
Ho immaginato e composto questo testo per un grande attore, Marco Baliani.

                                                                                                                     Roberto Andò

 ****

In una notte speciale illuminata dalle lucciole e dalle parole di due grandi scrittori del nostro tempo è ambientato l’atto unico di Roberto Andò, che ancora una volta attraverso il teatro, come già in passato ha fatto col cinema, interroga la Sicilia e uno dei suoi più emblematici testimoni, Leonardo Sciascia, qui interpretato da uno dei massimi esponenti del teatro di narrazione, Marco Baliani.

Un debutto in prima nazionale dopo uno studio a Palermo per raccontare in scena due scrittori dell’azione e della verità, Sciascia e Pasolini, due protagonisti della parola e del pensiero che, attraverso un immaginario dialogo amicale a distanza, diventano messaggeri di una lucida investigazione. Lo spazio è quello di un’aula scolastica, memoria degli anni in cui Sciascia fece il maestro elementare a Racalmuto, e dalla cui esperienza nacque il suo romanzo d’esordio, Le Parrocchie di Regalpetra. Uno spazio che di volta in volta assume, attraverso la parola e l’azione, le sembianze dolenti e allucinate della zolfara, o del Parlamento, o l’oscurità fantasmatica di un luogo squarciato dai lampi di un pensiero intriso di pena, ma inesorabile nel suo ragionare per l’uomo. In questo spazio metamorfico dell’aula, oltre al narratore – Baliani, un vecchio e sei bambini giocano il gioco eterno e immutato del boia e della vittima, del servo e del padrone, del candore e della follia. Ma è Sciascia, attraverso il racconto in prima persona, attraverso la parola testimoniale, a muovere in forma di veglia questa fuga su Pasolini (visto come un fratello), dando alle sue parole il carattere di una estrema riflessione sulla morte, sulla scrittura come inesorabile contestazione del potere della morte, del suo prestigio, formulando la più limpida intonazione dell’impegno, laicamente inteso. Teatro politico, dove la parola serve a stanare il pensiero nascosto e la menzogna, senza rinunziare all’interrogazione (pirandelliana) sul mistero esistenziale.

LA NOTTE DELLE LUCCIOLE

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