ARTURO BRACHETTI

in

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

di WILLIAM SHAKESPEARE

tradotto e tradito da DUCCIO CAMERINI e FRANCESCA ZANNI

 

con

 

VERONICA MILANESCHI             Erminia

PATRIZIO CIGLIANO                    Sandro

CHRISTIANO AMADORI              Demetrio

VERONICA BARELLI                   Elena

BARBARA MAUTINO                  Titania

DANIELE DE MARTINO              Oberon

DANIELE NATALI                        Pasticca

DAVIDE LEPORE                        Lisca

VITO FACCIOLLA                       Storia

 

e con la gentile partecipazione in video di

SAVERIO MARCONI e CRESCENZA GUARNIERI

 

scene

ALDO DE LORENZO

costumi

CLAUDIA SCUTTI

effetti visivi

ARTURO BRACHETTI

aiuto regia

FRANCESCA ZANNI

arrangiamenti e musiche aggiunte di

CLAUDIO PASSAVANTI

disegno luci

GUSTAVO FEDERICI

coreografie originali

DANIELA CATALDI

 

regia

DUCCIO CAMERINI

 

LO SPETTACOLO

Finalmente Arturo Brachetti affronta un testo classico, dove le sue abilità magico-trasformistiche vengono utilizzate in una storia antica e conosciuta ma forse non così vicina al suo mondo. Arturo, quindi, più attore che showman, affiancato da un cast di giovani interpreti eccezionali e diretto da un grande regista di tendenza quale Duccio Camerini (“L’impero dei sensi di colpa”, “Sciacalli”).

Forse Guglielmo Scuotilancia (che in inglese si direbbe William Shakespeare) nella tomba si rode le tibie dalla rabbia per non aver potuto scrivere lui stesso un “Sogno” così moderno, grottesco, onirico e violento.

Il linguaggio usato nella traduzione-riduzione è il linguaggio colloquiale quotidiano. L’ambientazione del sogno si ispira a situazioni metropolitane contemporanee e non certo all’antica Atene dove Shakespeare aveva collocato la sua storia. L’umorismo, la colonna sonora, le droghe e le allucinazioni sono da anni Novanta.

LA STORIA

In questa versione I’intero spettacolo è un sogno di Ermia, una ragazzina diciassettenne, di classe borghese, di famiglia benpensante, in una grande città.

Ad apertura di sipario troviamo Ermia nella sua cameretta a letto con il fidanzato Sandro. È quasi I’alba. II televisore è acceso e trasmette una telenovela (Teseo e Ippolita). Improvvisamente irrompe in camera il padre di Ermia, sorprendendoli. Sandro viene cacciato ed Ermia lasciata sola a piangere.

Dal televisore escono strane interferenze: l’immagine di uno strano essere vestito di verde passa più volte nel video fino a uscire dalla televisione e a volare nella stanza. Questo folletto di fine millennio è Puck, che porta Ermia indietro nel tempo di qualche ora, in uno strano sogno iniziatico, nei sotterranei della metropoli, in un mondo di cui lei neppure immagina l’esistenza. In questo “bosco arrugginito” appunto, lei incontra il suo fidanzato Sandro, i suoi amici Demetrio ed Elena e diverse creature notturne: Oberon e Titania, i signori della notte, Lisca, Storia e Pasticca, tre tipi un po’ “scoppiati” che cercano di organizzare un concerto rap.

I rapporti tra i quattro amanti vengono svelati e stravolti grazie ad uno strano fiore che Oberon posa sulle loro palpebre, obbligandoli ad innamorarsi del primo essere che vedono al loro risveglio. Titania diventa così pazza di passione per uno degli scoppiati: Lisca, che nel frattempo Puck ha trasformato in un mostro. Sandro cade innamorato di Elena e così pure Demetrio. Finalmente un antidoto di Oberon ristabilisce e corregge tutti questi scambi amorosi e tutto torna come prima. Le coppie si rinsaldano: Ermia con Sandro, Elena con Demetrio, Titania con Oberon.

In questa festa finale i tre scoppiati festeggiano I’amore ristabilito in uno scatenato concerto rock che svanisce con il risveglio di Ermia. Puck, il vero artefice del sogno sparisce magicamente agli occhi di Ermia e del pubblico, ma riappare un secondo dopo per ricordare agli spettatori che gli umani… sono fatti della stessa materia dei sogni!

NOTE Dl REGIA

 Siamo portati a vedere in Shakespeare una figura leggendaria che ha perso ogni tratto umano. Così a volte ci troviamo a pensare alla sua opera come fosse discesa dal cielo, invece che scritta da un uomo di talento, in carne ed ossa, per intrattenere (divertendo, affascinando, sorprendendo, commuovendo e stordendo) altri uomini.

II nostro spettacolo parte dal “Sogno” shakespeariano, utilizzando il suo straordinario materiale immaginario, il suo mistero, come chiave per entrare in un percorso contemporaneo, il viaggio – attraverso una notte metropolitana – di una ragazza, guidata da uno strano essere – metà angelo custode e metà diavolo – tra discariche e fabbriche abbandonate, luoghi di una mitologia futura, popolati di ragazzi veri e immaginati. Abbiamo provato a scavare sotto la “forma” classica di questa storia per scolpirla viva, e non solo da un punto di vista critico. Volevamo uno spettacolo che ci guardasse e riguardasse, e per questo – con la complicità di Francesca Zanni – abbiamo “tradotto e tradito” il testo di Shakespeare. In questo spettacolo non troverete la corte ateniese, i riferimenti a miti greco-romano-celtici e la buffoneria un po’ disinnescata di clowns di cinquecento anni fa. Eppure, paradossalmente, siamo convinti di essere rimasti fedeli al copione originario, forse proprio perché l’abbiamo trattato come un copione e non come un monumento.

Un “Sogno” che vorremmo divertente e inquietante, leggero e pesante come certi sogni che facciamo all’alba, a pochi secondi dallo squillo della sveglia, prima di diventare quello che la notte ci ha insegnato.

Duccio Camerini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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