Il Metodo Grönholm

 

di Jordi Galceran

traduzione di Enrico Ianniello

 

con

Nicoletta Braschi

Enrico Ianniello

Tony Laudadio

 

scene

Giacomo Andrigo

costumi

Cristina Da Rold

disegno luci

Cesare Accetta

 

regia

Cristina Pezzoli

L’idea dello spettacolo nasce da un aneddoto reale.

Qualche anno fa, a Madrid, in una busta dell’immondizia fu trovato un fascicolo contenente domande di assunzione per una catena di supermercati.

Uno degli impiegati del dipartimento del personale vi aveva annotato le sue impressioni sui candidati: “straniero grasso”, “questa no, brutta e stracciona”, “grassoccia con brufoli”, “fuori di testa, padre alcolizzato”…

L’impiegato, giustificato dalla sacra missione che gli era stata raccomandata, si è creduto in diritto di poter mettere per iscritto quelle bestialità. Il solo fatto di avere il potere di concedere o no un posto di lavoro lo legittimava ad essere crudele, maschilista, xenofobo. Immaginai le ragazze che aspiravano ad essere cassiere di quel supermercato mentre tentavano di dare una buona immagine di loro stesse di fronte a questo individuo, facendo e dicendo quanto credevano si aspettasse da loro, le immaginai disposte a sopportare anche delle piccole umiliazioni pur di conseguire il posto di lavoro di cui avevano bisogno.

Questo è quanto fanno, fino all’estremo, i personaggi del Metodo Grönholm, perché non importa chi siamo né come siamo, ciò che conta è l’opinione che gli altri, spettatori della nostra vita, deducono dalla nostra apparenza.

La nostra autentica identità non interessa a nessuno, a parte noi stessi. Il Metodo Grönholm ha alcuni punti di contatto con un’altra mia pièce precedente: Parole Incatenate. Entrambe parlano di crudeltà. Se in quella il paesaggio era quello delle relazioni sentimentali, in questa la crudeltà si manifesta nei rapporti di lavoro, e lo fa in uno dei processi più crudeli che si vivono in quest’ambito: una selezione del personale.

La trama è semplice. Gli ultimi quattro candidati ad un incarico manageriale di un’importante multinazionale sono riuniti per essere sottoposti alle prove finali del processo di selezione.

L’idea del gioco come metafora delle relazioni umane, sempre presente nelle mie opere, diventa, qui, un referente assoluto. Dal punto di vista formale nella pièce si gioca, a tutti i livelli possibili: i personaggi giocano tra loro e lo spettatore è invitato a partecipare a questo gioco, cercando di scoprire la vera personalità degli aspiranti, a scoprire dov’è la verità e dove la menzogna, se è possibile.

Tutte le prove a cui vengono sottoposti i personaggi, per quanto possa sembrare incredibile, sono ispirate ad autentiche tecniche di selezione del personale, documentate in manuali di specialisti della materia. Quello che accade nella pièce è condurle alle estreme conseguenze, senza nascondere la comicità derivante dall’assurda inclemenza di tali prove.

Di questi piccoli effetti collaterali del piccolo mercato parla questa commedia.

 

 

 

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